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E' QUESTO L'ARTIGIANATO ARTISTICO NAPOLETANO

La Porcellana della Real Fabbrica di Capodimonte, la lavorazione artistico/artigianale del Presepio,La tradizione tessile napoletana e le seterie di San Leucio, La lavorazione artistico/artigianale del Corallo.

 

La Porcellana della Real Fabbrica di Capodimonte Fra l’artigianato artistico che rappresenta la cultura partenopea e la sua storia, non può mancare la porcellana di Capodimonte, famosa nel mondo, e legata alla storia della dinastia borbonica. Infatti, nel 1743 fu fondata all’interno della Reggia di Capodimonte, dimora di Re Carlo di Borbone e di sua moglie Anna di Sassonia, la Real Fabbrica di Capodimonte, la cui produzione artistica nel tempo diverrà più pregiata e famosa di quella francese e tedesca. La particolarità dell’impasto della ceramica lavorata nella Real Fabbrica di Capodimonte, che prende il suo nome dalla collina sulla quale sorge, è la sua “tenerezza”. Infatti, a differenza del territorio e delle fabbriche nate nel nord Europa, al sud l’impasto, prodotto dalla fusione di vari tipi di argilla provenienti dalle cave del sud. Queste caratteristiche rendono unico l’impasto che ne deriva. La tenerezza dell’impasto ottenuto, rende possibile la lavorazione di miniature, vere e proprie opere d’arte nel loro genere, che vengono lavorate a punta di pennello. Oggi la Real Fabbrica di Capodimonte è un Museo di Napoli, dove vengono conservati e si possono ammirare i più celebri manufatti della tradizione partenopea. Inoltre, la porcellana di Capodimonte conserva l’eccellenza nel mondo e pezzi di artigianato artistico vengono ancora prodotti da mani esperte.

 

 

La lavorazione artistico/artigianale del Presepio L’arte presepiale napoletana è stata storicamente, e lo è tutt’oggi, veicolo di identificazione della “napoletanità”, ed è passata dall’essere un simbolo religioso ad uno strumento descrittivo della cultura napoletana, nella quale ogni cittadino si identifica e si sente rappresentato. Napoli si impossessò del presepe “quasi a dire che Cristo non nasce altrove o in un tempo lontano ma qui ed ora in questa sua terra e fra questa sua gente”. Ed ecco il presepe napoletano, religiosamente sacro ma anche “laico e profano, colto e mondano” , “che diremo cortese per differenziarlo dal vecchio presepe di chiesa”. A Napoli la preparazione del presepe inizia il 30 novembre, in concomitanza della novena all’ Immacolata e deve essere finito l’ 8 dicembre e ciò che rende suggestiva l’analisi di una forma artistica così peculiare, a distanza di quasi tre secoli, “è l’intrecciarsi di una serie di elementi costitutivi e di motivi che rimandano non soltanto alla storia dell’arte ma alla storia umana tout court poiché nel presepe napoletano il tema della Natività segue di pari passo l’evoluzione storico-politica della società umana del tempo, facendoci conoscere le abitudini, le usanze, le opinioni, i costumi e le inclinazioni degli abitanti della città di Napoli, che mescolano l’allegria alla tristezza, il profano al sacro, la monelleria alla devozione, la gravità alla buffoneria più estrosa”.

La tradizione tessile napoletana e le seterie di San Leucio I tessitori napoletani medioevali erano conosciuti e lo saranno per molto tempo, per l’abilità con la quale lavoravano il lino; la loro fama fu così importante da spingere i coltissimi Arabi a definire la città “Napoli del lino” .Durante il periodo aragonese, la ricchezza culturale si espresse anche nella cura estrema per il particolare detto “minore”: la maestria e la curatezza nel rifinire le parti non evidenti, rivela una professionalità rigorosa in un popolo come quello campano noto per la sua sregolatezza di vita certamente non o priva di approssimazione, e per la sua inclinazione ad improvvisare la realtà di tutti i giorniLe stoffe che dovevano essere utilizzate nella moda sia maschile che femminile, venivano lavorate sovrapponendo vari motivi che sembravano dei veri e propri bassorilievi, impegnando in un lavoro certosino i tessitori, sarti, e ricamatori.

La lavorazione artistico/artigianale del Corallo Le origini del corallo sono legate a diverse leggende; la più accreditata e diffusa è quella del celebre poeta romano Ovidio, secondo cui il corallo rosso nacque dal sangue di Medusa, una delle Gorgoni, quando Perseo la decapitò.Le Gorgoni erano una Triade divina composta dalle figlie di Forco e Ceto. Abitavano nell’estremo occidente, presso il regno dei morti, vicino alle Esperidi. Avevano capelli a forma di serpenti, ali d’oro e mani di bronzo, e il loro mostruoso aspetto rendeva di pietra chiunque le fissasse. Così il sangue gocciolante dalla testa recisa di Medusa pietrificò alcune alghe con cui venne a contatto che divennero di colore rosso, divenendo corallo. Per secoli l’uomo vide convivere nel corallo i tre regni della natura quello animale, vegetale e minerale, non riuscendo a relegarlo in uno solo di essi. Il corallo è un esoscheletro calcareo delle colonie di alcuni celenterati antozoi ottocoralli, che cresce in acque limpide, non inquinate e relativamente calde.

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